L’imbarazzo in 4D

Agnese, furiosa con suo fratello Giulio per un commento fuori posto fatto davanti ai compagni di classe, lo gelò con lo sguardo. Aspettavano il treno alla fermata vicina al liceo, entrambi stanchi e pronti a tornare a casa. Nadia, l’amica del cuore di Agnese, aveva assistito alla scena. Capiva la rabbia dell’amica e sapeva che Giulio avrebbe fatto meglio a tacere, ma intuiva anche che, in fondo, quel commento non era nato da una reale cattiveria. Agnese, però, vedeva tutto nero. Bisbigliò a Nadia: “Tutti mi fissano adesso!”, ma quando Nadia si guardò intorno, non notò nulla di tutto ciò. Gli altri ragazzi erano immersi nei loro telefoni, frustrati per il solito ritardo del treno o intenti a lamentarsi dei numerosi compiti per il giorno dopo.

“Sai, Agnese”, provò a calmarla Nadia, “penso che quel commento l’abbiamo sentito solo noi. Per gli altri non significa nulla, sono immersi nelle loro cose”. Ma Agnese era consumata dall’imbarazzo. Come avrebbe potuto guardare i compagni negli occhi il giorno dopo? 

Nadia allora usò un esempio: “L’estate scorsa sono stata in un cinema 4D. Sotto le sedie c’erano dei simulatori di movimento e sullo schermo proiettavano il percorso di una montagna russa. Mandavano persino getti d’aria sul viso: sembrava di essere davvero lì! Il mio corpo era fermo, ma la mia mente era su quel carrello. Persino lo stomaco sobbalzava. Stringevo forte il sedile davanti a me, eppure niente di ciò che percepivo era reale. Le tue emozioni ora ti dicono che il commento di Giulio ha rovinato tutto, ma non sono una misura affidabile della realtà. Ti confondono, proprio come quel cinema ha convinto me di essere sulle montagne russe mentre ero seduta in una sala”. 

Agnese ascoltava in silenzio. Guardandosi intorno, appariva chiaro che gli altri fossero del tutto indifferenti alla tempesta che lei sentiva dentro. Nadia aveva colto nel segno: le emozioni sanno essere molto convincenti, anche quando mentono.

Quella sera, prima di dormire, Agnese cercò risposte nella Bibbia e trovò alcuni versetti che sembravano scritti per lei: “In te confido, o Signore, fa’ che io non sia mai confuso. Per la tua giustizia, liberami e mettimi al sicuro! Porgi a me il tuo orecchio e salvami!” (Sl 71:1-2) e ancora “o Signore, fammi conoscere le tue vie. Insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e ammaestrami; poiché tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno.” (Sl 25:4-5)

Le sue emozioni erano ancora forti, ma Agnese comprese che il Signore conosceva quella confusione e poteva aiutarla a uscirne. Pregò con sincerità: “Signore, non lasciarmi confondere dalle mie sensazioni”. Mentre rifletteva, sentì il cuore farsi più leggero. La “montagna russa” interiore finalmente si fermò, lasciando il posto alla pace.

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