A chi appartengo?

Nel gergo sportivo, quando si vuole esaltare il valore del senso di appartenenza, si parla di “attaccamento alla maglia”. Questa espressione viene utilizzata per indicare la fedeltà di un atleta verso i colori della propria squadra, spesso preferita all’interesse economico o al successo personale. Di solito l’attaccamento alla maglia è rappresentato dagli atleti “bandiera”, cioè quelli che arrivano a rifiutare contratti economici vantaggiosi pur di legare tutta, o gran parte, della propria carriera a un’unica squadra. Questo valore affonda le sue radici nel senso di appartenenza alla storia di un club. Oggi, questo concetto di “attaccamento alla maglia” è considerato qualcosa di superato. Le logiche di mercato, le cessioni frequenti e la necessità di raggiungere determinati livelli di prestazione hanno reso rare le figure di atleti che giocano per molto tempo con la stessa maglia.

Molto spesso lo sport è lo specchio della società. Così, quando il senso di appartenenza scompare, non si tratta solo di un problema sportivo, ma di un problema più ampio, caratterizzato dalla difficoltà di sviluppare una fedeltà verso qualcosa a cui si appartiene. Si è fatta strada, sempre di più, la logica del “cambiare” in base a ciò che preferiamo, senza curarci di quelle che sono le nostre appartenenze. Queste ultime, quando non ci soddisfano, vengono viste come vere e proprie prigioni dalle quali vorremmo uscire il prima possibile.

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che esistono appartenenze che non reprimono la nostra libertà. Appartenere a qualcosa, come un popolo, un genere o una famiglia, non è negativo per la nostra vita. Al contrario, certe appartenenze rappresentano un contesto all’interno del quale possiamo scoprire chi siamo davvero e costruire, in modo sano e sicuro, il nostro futuro.

So che forse stai pensando a tante appartenenze che ti caratterizzano e dalle quali vorresti liberarti, perché magari non le hai scelte tu. Ma esiste un’appartenenza che ci permette di valutare, sotto una luce diversa, tutte le altre che ci contraddistinguono. In quanto creature di Dio, apparteniamo a Lui. Nella Bibbia è scritto: “riconoscete che il Signore è Dio, è Lui che ci ha fatti e noi siamo suoi” (Sl 100:3).

Sulla base di questa appartenenza, tutte le altre che Dio ha scelto per noi, come il nostro genere, la nostra etnia, la nostra famiglia, acquistano un valore diverso, un valore speciale. Ciò di cui abbiamo bisogno, prima di ogni altra cosa, non è liberarci da ciò a cui non vogliamo appartenere, ma riconoscere che apparteniamo a Dio in quanto sue creature.

Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che Egli, per mezzo dell’opera di Gesù, vuole donarci un livello di appartenenza ancora più elevato, cioè quello di essere suoi figli. Creatura di Dio e figlio di Dio: queste appartenenze ci permetteranno di rivalutare tante altre non come prigioni dalle quali liberarci, ma come realtà straordinarie da vivere pienamente ogni giorno della nostra vita.

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