Sabrina guardò i libri, indecisa su cosa farne; i compiti non sono un divertimento per nessuno, ma per lei erano un cammino lento che occupava tutto il pomeriggio e, a volte, davano la sensazione di essere una vera e propria tortura. «Vorrei essere solo un sasso… nessuno chiede niente a un sasso», pensò.
Vedersi diversa dagli altri, incapace e senza valore era un pensiero costante, soprattutto quando doveva leggere ad alta voce o quando era sempre l’ultima a consegnare un compito in classe. Non era stato di aiuto il fatto che, da piccola, qualche maestra le avesse detto che era pigra e che non si impegnava abbastanza. Più avanti, grazie all’aiuto di una specialista in disturbi dell’apprendimento che i suoi genitori avevano trovato, era finalmente riuscita a dare un nome alla sua difficoltà e al suo sconforto: la dislessia. Con l’aiuto di quella giovane donna simpatica, Sabrina aveva cominciato a imparare strategie di studio, a organizzare meglio i suoi lavori e ad acquisire le basi necessarie per sviluppare fiducia nelle proprie capacità. Era felice dei progressi fatti a scuola e nello studio, ma in fondo le rimaneva la convinzione profonda che comunque ci fosse qualcosa in lei che non andava, che valesse di meno, che non avesse un vero valore. Un po’ si vergognava di questo pensiero, perché sapeva che Dio l’aveva creata, come ogni persona, a sua immagine e a sua somiglianza, eppure era convinta che forse, con lei, Dio avesse sbagliato, che avesse tralasciato qualcosa, che non fosse venuta proprio come avrebbe dovuto essere.
Quella sera Sabrina aprì l’app della Bibbia al segnalibro per continuare la lettura dei Salmi; apprezzava molto Davide, autore di molti di essi, e pensò che avrebbe potuto capire come lei si sentiva, essendo stato il più piccolo della sua famiglia e a volte insultato dai fratelli maggiori. Sicuramente aveva lottato anche lui con pensieri di inadeguatezza, incertezza e insicurezza; Davide parlava con Dio in modo onesto e conosceva profondamente i Suoi pensieri, e la colpiva il fatto che egli aprisse il cuore a Dio e poi si lasciasse trasformare dalle verità divine, applicandole alla propria vita. Per facilitare la lettura, da tempo Sabrina aveva deciso di ascoltare il brano e poi leggerlo; a volte si soffermava per più sere sugli stessi versetti per rifletterci con calma. Quella sera stava leggendo il Salmo 139 e ascoltava con attenzione, meravigliata di come Davide descrive la conoscenza che Dio aveva di lui: «La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci… Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene» (Sl 139: 6,14). Rifletté sul fatto che queste verità erano vere anche per lei, con le sue difficoltà di apprendimento e tutto ciò che comportavano nella sua vita; per Dio lei era importante e poteva affermare con certezza di essere stata “fatta in modo stupendo”, scoprendo così un valore di cui non si era mai resa conto e su cui sapeva che avrebbe riflettuto ancora a lungo.



