Dopo le prime tratte ferroviarie inaugurate negli anni Quaranta dell’Ottocento, intorno alla metà degli anni Cinquanta arrivò la ferrovia a Torino. In quel periodo, nelle Langhe, zona collinare della provincia di Cuneo, la vita era dura e molti giovani cominciarono a emigrare per trovare lavoro e per sottrarsi all’incertezza dei raccolti agricoli, fra cui emergeva la viticoltura: l’uva era utilizzata per produrre il Moscato. Uno di loro, un certo Ceretto, lasciò il suo paese natio per andare a lavorare nelle ferrovie a Torino. Il salto da un paese di 2.700 abitanti a una grande città che ne contava circa 192.000 fu notevole. Non c’erano parenti né amici che potessero stargli vicino e quel giovane, in un contesto del genere, poteva sentirsi spaesato e porsi la domanda: “Chi sono io davvero?”.
In quegli anni a Torino esistevano due realtà evangeliche. Anche se non sappiamo chi, qualcuno evangelizzò il giovane, che si convertì. Purtroppo, nel 1865, si ammalò di tubercolosi e i medici, dopo aver fatto tutto il possibile per curarlo, gli consigliarono di tornare a casa: forse l’aria natia gli avrebbe giovato. Il giovane però peggiorava sempre di più e la sua vita era in pericolo; tuttavia aveva la certezza della vita eterna, che non sarebbe mai finita, una speranza che i suoi compaesani non avevano. Per questo, nonostante le condizioni di salute molto precarie, approfittava di ogni occasione per parlare di Cristo. Ben presto i suoi familiari lo cacciarono di casa e gli amici lo abbandonarono. Decise allora di rientrare a Torino, ma prima preparò un pacco con “quattro vestiti” smessi, una Bibbia e due Nuovi Testamenti. Non era più un giovane privo di identità, perché sapeva chi fosse e dove sarebbe andato, e volle lasciare una testimonianza.
In Isaia 55:11 è scritto che il Signore afferma che la sua Parola “non torna a Lui a vuoto, senza aver compiuto ciò che Egli vuole e condotto a buon fine ciò per cui l’ha mandata”. Voleva offrire quel pacco a qualcuno, ma nessuno voleva prenderlo per paura e superstizione; alla fine lo accettarono i coniugi Gallo. Dopo qualche mese, in paese giunse la notizia della morte di Ceretto. I Gallo non osarono aprire il pacco e lo misero da parte. Passati quasi due anni, per pura curiosità, lo aprirono, tralasciando però i libri. Dopo un po’, Carlo Gallo si fece coraggio e prese il grosso libro dalla copertina nera: una Bibbia. Iniziò a leggerla con regolarità; vi trovò diletto e gli si aprirono gli occhi su molte cose. La fece leggere anche ai suoi amici. Il Signore stava usando la testimonianza di colui che, prima di convertirsi, “non sapeva chi fosse” a beneficio di Gallo e dei suoi amici. Tutti costoro, venuti a sapere che ad Alessandria qualcuno avrebbe predicato il Vangelo, si recarono lì percorrendo 43 chilometri. L’annuncio del Vangelo fece immediatamente breccia nei loro cuori.
Forse anche tu ti stai ponendo la domanda: “Chi sono io davvero?”. La risposta a questo interrogativo può cambiare la tua vita e renderti, come in questa storia, una benedizione per altri.



