Rancore, rabbia e poi…

Il 28 febbraio 1944, un informatore olandese denunciò alla Gestapo l’attività clandestina della famiglia Ten Boom, che fu prontamente arrestata e deportata. Il padre di Corrie, autrice nel dopoguerra del bestseller Il Nascondiglio, aveva salvato la vita a circa 800 ebrei. Corrie fu l’unica della sua famiglia a sopravvivere alle atrocità dei lager.

Alla fine della guerra, il Signore la chiamò a un servizio particolare: raccontare le vicissitudini subite e, soprattutto, il modo in cui il perdono di Dio aveva trasformato la sua vita. Corrie svolse questo ministero per anni in ben sessantaquattro Paesi. L’unico luogo in cui non desiderava recarsi era la Germania; ma il Signore aveva un piano diverso e, una sera, si ritrovò a Monaco per una conferenza. Al termine dell’incontro, le si avvicinò un uomo che riconobbe immediatamente: era uno degli aguzzini del famigerato lager di Ravensbrück, tristemente noto per le crudeltà commesse contro le donne. In seguito lei scriverà: “Il sangue mi si gelò”. Al ricordo dei soprusi subiti insieme a sua sorella Betsie, fu travolta da un turbine di emozioni: rancore, dolore, rabbia. 

Mentre il suo animo era in subbuglio, l’uomo le disse: “Signorina, che bel messaggio! Com’è consolante sapere che tutti i nostri peccati sono stati gettati in fondo al mare”. Corrie si rese conto che lui non l’aveva riconosciuta: era impossibile ricordare una singola prigioniera tra migliaia di volti. Mentre continuava a lottare con emozioni tutt’altro che “amiche”, l’uomo proseguì con tono gentile: “Lei ha menzionato Ravensbrück. Io ero una guardia là. Ma dopo la guerra sono diventato cristiano e so che Dio mi ha perdonato per le azioni crudeli che ho compiuto. Tuttavia, vorrei sentire il perdono anche dalle sue labbra”. Le tese la mano: “Mi perdona?”.

Corrie lottò contro se stessa. Non poteva dimenticare la morte di Betsie, avvenuta proprio tra quelle mura, né gli orrori a cui aveva assistito. Per istanti che sembrarono ore, affrontò “la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare”, restando inizialmente immobile, con il cuore freddo e distaccato. Fu allora che compì un atto di volontà, più che di emozione: con un movimento quasi meccanico, allungò la mano verso quella dell’uomo. In quel preciso istante accadde qualcosa di incredibile: sentì una guarigione pervadere il suo intero essere, tanto da farle rigare il volto di lacrime. Esclamò: “Ti perdono, fratello, con tutto il mio cuore!”. Per un lungo momento, un’ex guardia e un’ex deportata rimasero a mani giunte, avvolti da una pace profonda.

Se lo vogliamo, il Signore può trasformare le nostre emozioni da negative a positive. Corrie scriverà: “Non ho mai conosciuto l’amore di Dio così intensamente come in quel momento”. Forse non ti troverai mai in una situazione così estrema, ma probabilmente hai provato risentimento o rabbia verso chi ti ha ferito. Sarai pronto a tendere la mano? Solo allora sperimenterai una vera pace.

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