Non sono io, sono il figlio! Mi è capitato di rispondere così al telefono di casa, interrompendo l’interlocutore che, dal timbro della mia voce, pensava di parlare con mio padre invece che con me; inoltre, a volte, mi sono sentito dire: “Hai la stessa voce, lo stesso modo di parlare, le stesse cadenze e pause di tuo padre”.
È interessante notare come i figli assomiglino ai propri genitori. Riguardo alla somiglianza, la Bibbia dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza; guardando Adamo, quindi, avremmo potuto dire: “È proprio uguale a Dio!”. Ma, ahimè, a causa del peccato questa uguaglianza si è persa. Con la venuta di Gesù sulla terra assistiamo a un evento straordinario: un uomo può dire di essere uguale a Dio in tutto e per tutto! Forse la somiglianza nella storia l’uomo l’aveva in parte conservata, ma l’immagine si era persa; Gesù, invece, può affermare: “Io e il Padre siamo uno” (Gv 10:30).
L’identità di un figlio è fortemente influenzata da quella del padre; lo notiamo anche dal fatto che in passato non era il cognome, ma il nome del padre a identificare una persona, e tutt’oggi, negli atti più importanti, una persona viene riconosciuta menzionando anche il nome del padre. In Luca 3:23 è scritto che si credeva che Gesù fosse figlio di Giuseppe, ma nel versetto precedente leggiamo che una voce dal cielo disse: “Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto”. È curioso notare come Gesù non venga creduto quando rivela la sua vera paternità; dicevano infatti: “Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: ‘Io sono disceso dal cielo’?” (Gv 6:42). Alla fine del capitolo 3 di Luca troviamo la genealogia del Messia in una successione di nomi di figli e padri: inizia con Gesù e Giuseppe, il falegname, e termina con Adamo e Dio, come a dire che Adamo è figlio di Dio.
Chi comincia a conoscere Gesù conoscerà anche il Padre (Gv 14:7) e, mediante lo Spirito, è trasformato nella sua stessa immagine (2Co 3:18). L’apostolo Paolo, nella lettera agli Efesini, ci invita a spogliarci del vecchio uomo che si corrompe e ad essere rinnovati nello spirito della nostra mente, per rivestire l’uomo nuovo, creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità (Ef 4:22-24). Nella preghiera sacerdotale Gesù chiede che noi possiamo essere uno e che, come il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre, anche noi possiamo essere in Loro (Gv 17:21).
Per capire chi siamo davvero dobbiamo sapere chi è nostro Padre. “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto, egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio” (Gv 1:12-13). Sì, siamo figli di Dio!



