Documenti, prego! Questa richiesta mi è stata fatta spesso. Un giorno, di ritorno dall’università, andavo di fretta: avevo preso la metro al volo e correvo per non perdere la coincidenza del treno. Un poliziotto, vedendomi correre, mi fermò. Tendendomi la mano destra, mi chiese i documenti. Mostrai subito la carta d’identità, ma l’agente, più che controllare le generalità, mi osservava e mi incalzava con altre domande, forse pensando fossi un borseggiatore. Gli spiegai che avevo fretta per non perdere la coincidenza. Notò subito che non ero del posto e, guardando il documento, osservò che ero nato in Venezuela. Poi iniziò a farmi altre domande: se lavoravo, se ero in regola, e io risposi che ero uno studente. A quel punto volle sapere se avevo il permesso di soggiorno. Ribattei allora che ero cittadino italiano. Si scusò subito e mi disse che potevo andare. Prima che me ne andassi, però, mi chiese se fossi anche venezuelano. Gli confermai di avere la doppia cittadinanza.
Nella Bibbia troviamo un uomo con una doppia cittadinanza. Si tratta di Paolo. Mentre si trovava a Gerusalemme, venne arrestato e scambiato per un egiziano fuorilegge (At 21:27-38). Paolo chiarì di essere un Giudeo e gli permisero di difendersi davanti alla folla, ma questa insorse di nuovo. Così le autorità ordinarono che Paolo venisse interrogato mediante flagellazione. A quel punto Paolo rivelò di essere anche cittadino romano e immediatamente gli vennero tolte le catene (At 22:25-29). Successivamente comparve di nuovo davanti ai Giudei, questa volta davanti al Sinedrio. Sapendo che una parte del Sinedrio era composta da farisei, ne approfittò dichiarando che anche lui lo era (At 23:6). Improvvisamente, una parte dei presenti cambiò atteggiamento e i farisei arrivarono a dire: “Non troviamo nulla di male in quest’uomo” (At 23:9).
Ogni volta che Paolo dichiarò di appartenere ad una determinata categoria, ne ricevette un beneficio. Tuttavia, nella lettera ai Filippesi, spiegò qualcosa di ancora più profondo: “Ma ciò che per me era un guadagno, l’ho considerato come un danno a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Fl 3:7-8). La vera appartenenza per Paolo era quella celeste: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore” (Fl 3:20). E ancora, in 1 Corinzi, dichiarò: “Mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne a ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1 Co 9:22-23).Se pensassi come Paolo, potrei dire: “Faccio parte di una certa squadra sportiva, della scuola di danza, della classe di musica, del gruppo di lettura, degli scout, del corso di inglese, del gruppo teatrale (e di tante altre cose ancora) e forse non ho ancora capito fino in fondo perché. Ma proprio lì, nei luoghi in cui già vivo e a cui appartengo, Dio può usare la mia vita per parlare agli altri, anche senza che me ne renda sempre conto”.



