Un aspetto fondamentale dell’identità di una persona che ha creduto in Dio è quello di appartenergli. Siamo suoi non solo perché ci ha creati, ma soprattutto perché, attraverso Cristo Gesù, siamo stati comprati a caro prezzo.
Nella vita di tutti i giorni sappiamo che la proprietà indica a chi appartiene legalmente qualcosa, mentre il possesso riguarda l’uso, la vicinanza, il fatto di “averla davvero tra le mani”. Ma queste due cose non sempre coincidono. Per esempio, se presti il tuo telefono a un amico, tu resti il proprietario, ma il tuo amico, in quel preciso momento in cui glielo hai prestato, ne ha il possesso.
Queste considerazioni possono aiutarci a comprendere anche ciò che avviene a livello spirituale, tenendo però presente che il nostro rapporto con Dio non è fondato su regole fredde, ma sull’amore. Possiamo dire che Dio è proprietario della nostra vita sia perché ci ha creati, sia perché, nel caso in cui abbiamo creduto in lui, siamo suoi figli. Tuttavia, pur essendone il proprietario, Dio non ha il possesso della nostra vita, perché, purtroppo, siamo liberi di allontanarci da lui.
Certo, Dio desidera avere tutte le sue creature vicine a sé, ma non forza nessuno. Ci lascia liberi, anche se, in modo premuroso e amorevole, nella sua parola ci avverte che allontanarsi da lui porta a conseguenze negative per la nostra vita.
Nella Bibbia vediamo che ciò che gli appartiene può perdersi. Le parabole della pecora perduta, della moneta perduta e del figlio perduto (Lu 15), raccontate da Gesù, sono delle straordinarie lezioni in questo senso. Tuttavia, allo stesso tempo, c’è un’altra realtà da non dimenticare: Dio non smette mai di cercare ciò che è suo, anche quando si è perso e si è allontanato da lui.
Pensiamo al figlio che decise di andarsene dalla casa del padre (Lu 15:11-32): il padre non lo trattenne, non lo obbligò a restare. Lo lasciò andare. Ma quando il figlio si pentì e tornò, il padre lo accolse a braccia aperte, dicendo: “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato” (Lu 15:24).
Anche nella nostra vita accade la stessa cosa: le nostre scelte, le nostre priorità e il nostro stile di vita possono allontanarci da Dio. Ma Lui rimane fedele e non smette di cercare e di aspettare ciò che è suo. Dio non rinuncia facilmente a chi gli appartiene.
Dobbiamo riconoscere che, in questa terra, il desiderio che Dio ha di stare con noi non sempre è corrisposto dal nostro desiderio di stare con lui. Tuttavia, arriverà un giorno in cui non sarà più solo Dio a voler stare con noi, ma saremo anche noi, con tutto il cuore e senza alcuna riserva, a stare con lui. Lo faremo per sempre, come parte della sua famiglia e del suo popolo. In attesa di quel giorno, e guardando a quel giorno, desideriamo sempre di più, già qui sulla terra, di vivere con Lui, senza perderci, senza allontanarci, affinché proprietà e possesso coincidano in ogni dettaglio della nostra vita.



