Fanny Crosby nacque nel 1820 negli Stati Uniti. A causa di un grave errore medico divenne cieca alla sesta settimana dalla sua nascita. Alla morte di suo padre, avvenuta pochi mesi dopo, sua madre cercò lavoro come domestica e Fanny fu allevata amorevolmente dalla nonna credente. Da adulta si convertì a Cristo e, invece di recriminare o di provare rancore e odiare chi aveva causato la sua disabilità, l’accettò. Dotata di una memoria straordinaria, fin da piccola memorizzava cinque capitoli della Bibbia a settimana. Da adulta fu in grado di recitare a memoria il Pentateuco, molti Salmi, i Proverbi, il Cantico dei Cantici e i Vangeli! A quindici anni entrò in un Istituto per ciechi di New York dove trascorse ventitré anni: dodici come studentessa e undici come insegnante. Imparò il braille (un sistema di scrittura e lettura tattile per non vedenti) e a suonare l’arpa, il pianoforte e la chitarra. Seppur scoraggiata dal direttore dell’Istituto che non voleva che si “distraesse”, cominciò a scrivere delle poesie. Nel corso della sua vita ne scrisse migliaia e di queste circa 8.000 divennero canti cristiani. Diversi sono stati tradotti in molte lingue e adattati; il più noto è probabilmente “Sicura in man di Cristo”.
Un giorno andò a far visita al noto musicista credente William Doane. I due parlarono della presenza di Dio nella vita del credente. Molto toccata da questa importante conversazione, all’improvviso, in un momento di ispirazione, come le succedeva spesso, Fanny cominciò a mettere giù le parole in versi che esprimevano la sua appartenenza a Dio. Questa poesia accompagnata dalla musica composta da Doane nel 1875 divenne un inno che venne subito cantato nelle chiese. Il testo si basava su Ebrei 10:22, in cui leggiamo: “avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede (a Dio), avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura”. Per dimostrare la sua appartenenza a Lui, Fanny scrisse queste parole iniziali: “Sono Tua, Signore”. Anche se per via della metrica non si può fare una traduzione letterale, le parole in italiano rendono bene il concetto del desiderio di vivere e camminare più vicino a Dio crescendo spiritualmente e consacrando la vita a Lui.
Ecco le prime due strofe e il coro:
T’appartengo Signor la tua voce mi parlò del tuo amore per me; ma vorrei che verso te più veloce mi portasse potente la fede. Le mie forze, i miei beni, la vita o Signor ti vorrei consacrar; debol son, tu lo vedi, e l’aiuto da te sol mi convien ricercar. Più vicino … tu mi attiri pietoso Signor… con il tuo Spirito rinnova il mio cuor.
Se stai leggendo questo articolo è perché non hai la disabilità di Fanny ma, forse, hai delle preoccupazioni che ti angosciano. Se appartieni al Signore sei legato a lui in modo indissolubile perché Egli ha promesso la sua presenza nella tua vita. Gli puoi portare i tuoi pesi ed egli promette il suo aiuto. Ma la domanda cruciale è: gli appartieni?



