Le due tristezze

Alcuni psicologi affermano che ogni giorno possiamo sperimentare dalle 30 alle 50 emozioni diverse, dalle più raggianti alle più cupe. Tra queste c’è inevitabilmente la tristezza. Non passa giorno senza che ci si senta tristi per qualcosa o per qualcuno: un evento imprevisto, un desiderio non realizzato, una mancanza, un senso di solitudine. Pensaci: quante volte ti capita di sentirti triste durante la giornata? Tuttavia, la tristezza non è tutta uguale

L’apostolo Paolo, nelle sue lettere ai cristiani di Corinto, distinse due tipi di tristezza: “Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte. Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi questa vostra tristezza secondo Dio, anzi, quante scuse, quanto sdegno, quanto timore, quanto desiderio, quanto zelo, quale punizione!” (2 Co 7:10-11).

Paolo mise a confronto la tristezza secondo Dio e la tristezza del mondo. 

La tristezza secondo Dio è quella che proviamo quando comprendiamo che le nostre azioni o i nostri pensieri non sono in armonia con la Sua volontà. È il dolore che nasce dal riconoscere un errore. Questa consapevolezza ci spinge al ravvedimento: chiediamo perdono e cambiamo direzione. È una tristezza sana perché ci avvicina al Signore e ci libera dal peso della colpa. Genera in noi una nuova attenzione verso la vita, sdegno verso il male e un rinnovato impegno nel fare la volontà di Dio, accettando con umiltà le conseguenze dei nostri sbagli. 

La tristezza del mondo, al contrario, è quella che proviamo quando sentiamo il peso di un errore ma non abbiamo intenzione di cambiare. È, in sostanza, un rimorso privo di ravvedimento, che spesso ci spinge a incolpare gli altri invece di assumerci le nostre responsabilità. È definita “del mondo” perché riproduce l’atteggiamento comune che porta verso la disperazione, l’amarezza e, infine, una morte interiore.

L’esempio più chiaro ci viene da due apostoli: Giuda e Pietro. Entrambi vissero con Gesù ed entrambi caddero: Giuda lo tradì, Pietro lo rinnegò. Entrambi provarono un profondo dolore per il loro errore, ma lo vissero in modo opposto. Giuda sprofondò nel rimorso e, non sopportando il peso del peccato, si tolse la vita. Pietro, invece, pianse amaramente e poi tornò da Gesù, sperimentando il perdono e il ristabilimento. Due peccati, due tristezze, due destini opposti.

Come stai vivendo la tua tristezza? Ti sta conducendo a Dio e alla libertà, o ti sta schiacciando sotto il peso della colpa? Ti rivedi in Giuda o in Pietro?

Il saggio re Salomone scrisse: “La tristezza vale più del riso; poiché quando il viso è afflitto il cuore diventa migliore” (Ec 7:3).

Altri articoli che potrebbero interessarti