“Sono pronta, ce la posso fare!” Era la frase che Federica si ripeteva mentre entrava nell’aula piena di banchi per l’esame di italiano al termine della scuola superiore. Appena entrò, tutti i suoi compagni la guardarono e scoppiarono in una fragorosa risata, tra commenti e grida. Dopo qualche secondo di confusione e panico, Federica si ricordò che la sera prima c’era stata una partita di calcio e, guarda caso, si era vestita proprio con i colori di una delle due squadre: quella che aveva perso! Che imbarazzo! Cercò di far finta di niente e di concentrarsi sulla prova. Ma, finita quella mattinata, si accorse che ogni volta che incontrava i suoi compagni riceveva battute su quell’episodio, soprattutto riguardo alla “sua squadra”.
Le dava fastidio essere identificata come tifosa. Chi la conosceva bene sapeva che Federica non seguiva nemmeno il calcio! “Non credo di voler diventare tifosa solo per un malinteso, ma cosa posso fare?”
Questo episodio la portò a riflettere più a fondo: chi era davvero? Gli altri avevano dato un’etichetta a ciò che avevano visto, ma lei sapeva bene che un vestito o un colore non definiscono una persona. Lei era molto di più. Quella situazione, che all’inizio le sembrava sciocca, continuava a tornarle in mente.
Dopo qualche giorno, però, si ricordò improvvisamente di quando aveva chiesto a Gesù di perdonare il suo peccato. Tutto era cambiato da quel momento. Era stata la scelta più importante della sua vita. “Quasi dimenticavo chi sono: una figlia di Dio! Grazie Signore per la pace e le certezze che mi dai”. Le cose di prima erano passate e da allora aveva iniziato a vivere insieme a Lui come scritto: “se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Co 5:17).



